c. 3000 a.C.-1683
Prima degli imperi, un'isola di navigatori e regine tatuate
L'alba si apre sulle montagne orientali, e la prima cosa che si nota non è il mare ma il silenzio prima che i remi lo colpiscano. Molto prima che in Europa qualcuno scrivesse la parola Formosa, Taiwan era già un punto di partenza. Oggi la maggior parte degli studiosi fa risalire a quest'isola il mondo austronesiano: da qui, nel corso dei secoli, navigatori si spinsero verso le Filippine, l'Indonesia, il Madagascar, le Hawaii e la Nuova Zelanda.
Quello che spesso non si capisce è che Taiwan non era un premio verde e vuoto in attesa che i colonizzatori le dessero un nome. Era un mondo abitato da Amis, Atayal, Paiwan, Bunun e molti altri, ciascuno con la propria lingua, le proprie rotte commerciali, i propri rituali e il proprio ordine politico. Nel Taiwan centrale, il Regno di Middag tenne insieme alleanze di villaggi per secoli, raccogliendo tributi e negoziando da potenza autonoma.
Immaginate una donna Atayal al telaio, le dita che intrecciano fili indaco e rossi in fasce geometriche precise come genealogie. Quei tatuaggi sul volto non erano mai decorazione. Si conquistavano con l'abilità nella tessitura: prova di età adulta, dignità e diritto a presentarsi agli antenati con un volto onorevole.
Poi arrivarono i nuovi venuti con registri, moschetti e mappe. Mercanti olandesi, signori della guerra Zheng, funzionari Qing: ognuno credeva che l'isola si potesse penetrare, tassare, battezzare o sottomettere. Eppure la prima resistenza contro ogni potere esterno venne da chi conosceva già ogni ansa del fiume e ogni passo di montagna, e quella lotta fra mondi locali e autorità importata avrebbe dato forma a Taiwan per i quattro secoli successivi.