La capitale fu trasferita qui da Kolonia nel 1989, in una scelta deliberata verso l’interno. Somiglia meno a una città che a un campus universitario dedicato all’arte di governare. I ministeri si allineano lungo la Route 71, ma le vere protagoniste dell’architettura sono le tradizionali *nahs*, case d’incontro aperte sui lati dove spesso si svolgono gli affari più importanti. Nell’aria si sente odore di terra bagnata e erba tagliata. Finito l’orario d’ufficio, i funzionari si rilassano nei bar informali del sakau sotto gli alberi del pane, mentre l’effetto intorpidente della bevanda placa culturalmente il caldo del Pacifico.
Palikir è un punto di passaggio. È la porta amministrativa attraverso cui si arriva a tutto il resto: le rovine di basalto di Nan Madol 25 chilometri a sud-est, le barriere coralline dell’atollo di Ant, i resti della Seconda guerra mondiale a Kolonia, a soli 8 chilometri. La popolazione oscilla tra 4,600 e 7,000 persone, un insieme di culture pohnpeiane, chuukesi, kosraiane e yapesi tenute insieme da un federalismo a quattro stati. L’inglese è la lingua ufficiale, ma il ritmo più antico è quello del pohnpeiano.