c. 650-1494
Xaymaca prima dei cannoni
L'alba si apre su un batey scavato nella terra, e il primo suono non è una campana di chiesa ma lo schiocco di piedi nudi sul suolo battuto. Molto prima che Kingston, Montego Bay o Port Royal avessero un nome sulle mappe europee, i Taíno chiamavano quest'isola Xaymaca, la terra del legno e dell'acqua. Arrivarono in ondate dal mondo dell'Orinoco, portando cassava, canoe scavate in tronchi giganteschi e un ordine politico costruito attorno a caciques, cerimonie e commerci in tutto il Caribe.
Quello che molti non capiscono è questo: la Giamaica non è mai stata un Eden vuoto in attesa di essere "scoperto". I villaggi si disponevano in rapporto preciso con fiumi, zone di pesca e oggetti sacri chiamati zemis, spiriti scolpiti che legavano i vivi agli antenati, al tempo, al raccolto e alla guerra. L'isola apparteneva già a una rete: le canoe si muovevano tra Giamaica, Cuba, Hispaniola e Puerto Rico portando merci, storie e legami matrimoniali.
I cronisti spagnoli hanno conservato soltanto frammenti, ma anche i frammenti sanno ferire. Ci parlano di Huareo, il cacique che incontrò Colombo nel 1494, uscendo in canoa con piume e attendenti, pronto a difendere la propria costa. Poi il documento si assottiglia, che è spesso la prima cosa che fa una conquista: riduce una vita a una nota, poi cancella la nota.
Eppure i Taíno hanno lasciato al mondo qualcosa di intimo. Hammock, pane di cassava, la tecnica del barbecue, nomi di luogo, modi di dormire, piantare, attraversare il caldo. La prima grande eredità dell'isola non fu un forte né una corona. Fu un modo di vivere con il legno, l'acqua e il mare, un'eredità che i conquistatori avrebbero sfruttato, rinominato e mai del tutto sostituito.