Italia Aggiornato Oct 2026
A Parma, in Italia, il soffitto sembra aprirsi: la cupola affrescata da Correggio tra il 1526 e il 1530 proietta verso l’alto figure dipinte che ruotano sopra il silenzio fresco di una cattedrale romanica. Fuori, la città sostituisce quel senso di vertigine con il marmo rosa di un battistero ottagonale e il richiamo saporito del prosciutto e della pasta al burro.
Foto: Hardial Aujla / Pexels
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Consacrata nel 1106, la cattedrale custodisce la Deposizione marmorea di Benedetto Antelami, del 1178, una scena scolpita con un’intimità che resiste al passare dei secoli. Dall’altra parte della piazza, il battistero di Antelami riveste l’esterno in marmo rosa con 75 pannelli a rilievo raffiguranti animali e creature mitologiche.
Il passato ducale di Parma ha un indirizzo grandioso e lievemente teatrale nel Palazzo della Pilotta, sede della Galleria Nazionale e del Teatro Farnese, costruito nel 1618 in legno di abete rosso e gesso. Al Teatro Regio, l’opera ha un suo termometro locale: gli appassionati del loggione sono famosi per non esitare a esprimere la propria opinione.
Le tradizioni gastronomiche della città sono rigorose quanto la sua arte: i tortelli d’erbetta arrivano con burro fuso e Parmigiano Reggiano, mentre qui la pasta fritta si chiama torta fritta, non gnocco fritto. La passione di Parma per la buona tavola e la sua vita artistica seguono lo stesso ritmo quotidiano, che si apprezza al meglio con un lungo pranzo e una passeggiata senza fretta per le strade, dopo.
Non ogni monumento, solo quelli davanti ai quali ti accompagneremmo di persona.
Dove vagare, quartiere per quartiere — ognuno con il suo ritmo.
Prima di partire
Dagli insediamenti dell’età del bronzo a una città segnata dall’arte, dalla resistenza e dal cibo
Nell’età del bronzo, comunità agricole della cultura delle terramare vivevano nella fertile pianura intorno al torrente Parma. I loro insediamenti appartengono alla storia più antica della regione, molto prima che Parma diventasse un nome romano.
Entro il VI o V secolo a.C. qui sorse un centro urbano etrusco; il nome Parma potrebbe derivare dalla parola etrusca che indicava uno scudo rotondo. Intorno al IV secolo a.C., i celti Boi presero il controllo del territorio circostante.
La Via Emilia, tracciata nel 187 a.C., collegò il sito di Parma alla rete stradale romana e alla costa adriatica. Nel 183 a.C. Roma vi fondò una colonia, dotando l’insediamento di una nuova pianta urbana e inserendolo nei territori settentrionali in espansione della Repubblica.
Durante le guerre civili romane, le truppe fedeli a Marco Antonio saccheggiarono Parma. In seguito Augusto ricostruì la colonia, restituendole prestigio e il suo ruolo nella ricca campagna attraversata dalla Via Emilia.
Entro la tarda antichità a Parma si era formata una diocesi cristiana; documenti successivi annoverano Urbano tra i suoi primi vescovi. La nuova gerarchia ecclesiastica diede alla città un’istituzione destinata a durare anche mentre l’autorità imperiale si indeboliva.
I longobardi conquistarono Parma durante la loro avanzata nell’Italia settentrionale e ne fecero la sede di un ducato. La posizione della città, vicina alle vie che attraversavano gli Appennini, le conferì un ruolo militare oltre che locale.
Dopo aver sconfitto i longobardi, Carlo Magno incluse Parma nel regno carolingio. La città passò così sotto il dominio franco e legò le proprie sorti alle mutevoli vicende politiche dell’impero medievale.
Papa Pasquale II consacrò la cattedrale di Parma, dedicata a Santa Maria Assunta. Le sue strutture romaniche in pietra dominano ancora piazza Duomo, dove gli edifici ravvicinati fanno sembrare la piazza una navata a cielo aperto.
Lo scultore e architetto Benedetto Antelami realizzò la Deposizione marmorea della cattedrale, una scena di dolore composta da linee finemente controllate. La sua opera offre a Parma una delle testimonianze più chiare del passaggio dalle forme romaniche all’espressione gotica.
Iniziò la costruzione del Battistero ottagonale di San Giovanni Battista, opera di Antelami, rivestito di marmo rosa di Verona. Il fregio esterno con creature scolpite e il calendario figurato dei mesi e delle stagioni trasformano un edificio religioso in uso in una testimonianza di pietra dell’immaginario medievale.
L’imperatore Federico II assediò la città guelfa e costruì fuori dalle mura un accampamento fortificato chiamato Vittoria. Il 18 febbraio 1248 i parmigiani organizzarono un’improvvisa sortita, incendiarono l’accampamento e catturarono il tesoro imperiale; la vittoria trasformò una difesa locale in un ricordo civico fondante.
Papa Giulio II annesse Parma e Piacenza allo Stato Pontificio, ponendo fine al periodo di dominio milanese sulla città. La nuova autorità non sarebbe durata: nel giro di una generazione Parma divenne la capitale di un ducato ereditario.
Antonio da Correggio dipinse l’Assunzione della Vergine sulla cupola della cattedrale, facendo sembrare che le figure dipinte salissero a spirale attraverso l’architettura. Alzate lo sguardo: il confine tra pietra e cielo comincia a svanire.
Papa Paolo III creò il Ducato di Parma e Piacenza per il figlio Pier Luigi Farnese. Dopo l’assassinio di Pier Luigi nel 1547, la dinastia sopravvisse e Parma divenne la capitale permanente del ducato sotto il duca Ottavio.
La corte dei Farnese avviò la costruzione del vasto Palazzo della Pilotta come complesso di servizio accanto al torrente Parma, ampliandolo sotto i duchi successivi. Le sue dimensioni incompiute fanno parte del suo carattere: un palazzo cresciuto per accogliere le officine, le collezioni e le ambizioni di una corte.
Il duca Ranuccio I incaricò Giovan Battista Aleotti di costruire il Teatro Farnese all’interno della Pilotta. Realizzato in gran parte in legno d’abete rosso e stucco, poteva ospitare migliaia di persone; dopo i danni della guerra, le gradinate ricostruite conservano ancora il silenzio di un teatro in attesa che si alzi il sipario.
La peste che devastò l’Italia settentrionale colpì Parma e decimò la popolazione del ducato. La perdita si verificò in un periodo segnato da guerre costose e finanze in difficoltà, lasciando la corte dei Farnese con meno abitanti e minori possibilità di realizzare grandi progetti.
Il trattato di Aquisgrana restituì Parma a un ducato sotto Filippo di Borbone. I riformatori fondarono istituzioni per le arti e le scienze, tra cui un’Accademia di belle arti, mentre il mecenatismo di corte conferì alla città una nuova identità illuminista.
Il tipografo Giambattista Bodoni divenne direttore della Reale Stamperia di Parma. Nei suoi torchi perfezionò i caratteri nitidi e ad alto contrasto che portano il suo nome, trasformando la pagina stampata in una delle esportazioni più durature della città.
Dopo l’inizio dell’occupazione francese nel 1796, Parma fu incorporata nell’Impero francese e nel 1808 organizzata come dipartimento del Taro. Il governo ducale lasciò il posto all’amministrazione napoleonica, con le sue leggi e la secolarizzazione dei beni ecclesiastici.
Maria Luigia d’Austria arrivò a Parma nell’aprile del 1816 per governare come duchessa, dando inizio a un regno ricordato per le opere pubbliche e il mecenatismo culturale. Fece realizzare il cimitero della Villetta e ridisegnò il Parco Ducale; il suo segno è evidente nelle tranquille istituzioni pubbliche della città tanto quanto nelle sue sale più sfarzose.
Il Teatro Regio voluto da Maria Luigia inaugurò a maggio con l’opera Zaira di Vincenzo Bellini. La sala neoclassica offrì a Parma un palcoscenico dedicato all’opera, una forma di vita pubblica che sarebbe diventata inseparabile dal nome della città.
Le insurrezioni ispirate alla Carboneria costrinsero Maria Luigia a fuggire per breve tempo a Piacenza. Le truppe austriache restaurarono la sua autorità, ma la rivolta mostrò quanto potesse essere fragile il ripristino del governo dinastico in una città sempre più coinvolta nei cambiamenti politici italiani.
Un plebiscito sancì formalmente l’annessione di Parma al Regno di Sardegna, che sarebbe presto diventato il Regno d’Italia. La fine del governo ducale orientò la città verso uno Stato nazionale, la cui capitale e le cui istituzioni si trovavano ben lontano dall’antica corte.
Arturo Toscanini nacque nel quartiere popolare dell’Oltretorrente, dove le strade strette e i vicini a portata di mano fecero da sfondo alla sua infanzia. Divenne uno dei direttori d’orchestra più autorevoli della sua epoca; la sua casa natale è oggi un museo nella città che lo formò.
Guido Picelli nacque a Parma e in seguito divenne deputato socialista e dirigente degli Arditi del Popolo. Nel 1922 contribuì a organizzare la difesa dei quartieri popolari della città contro le squadre fasciste.
Gli abitanti dell’Oltretorrente e del Naviglio-Saffi eressero barricate mentre circa 10.000 squadristi fascisti convergevano su Parma. I difensori guidati da Picelli e dall’anarchico Antonio Cieri tennero le posizioni e il 6 agosto Italo Balbo ritirò le sue forze.
Il 13 maggio 1944 i bombardamenti alleati devastarono alcune zone del centro di Parma, tra cui il Palazzo Ducale e la Pilotta; il Teatro Farnese, costruito in legno, riportò gravi danni. I partigiani e le truppe alleate liberarono la città il 25 e 26 aprile 1945, dopo l’occupazione tedesca e anni di resistenza.
Nel dopoguerra Parma ricostruì i monumenti danneggiati e ampliò le proprie industrie alimentari, affiancando i produttori locali ad aziende come Barilla e Parmalat. L’identità della città finì per poggiare tanto sulle stanze di stagionatura e sui caseifici fuori dal centro quanto sugli edifici signorili al suo interno.
Nel 2003 Parma è diventata sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare e nel 2015 Città creativa della gastronomia dell’UNESCO. Nominata Capitale italiana della cultura per il 2020 e il 2021, la città ha riunito le proprie tradizioni gastronomiche e le istituzioni culturali in un unico racconto pubblico.
Pittore · circa 1489–1534
Lavorò a Parma
A Parma, Correggio dipinse un cielo che sembra aprirsi sopra la navata della cattedrale, con figure che salgono tra nuvole dipinte. Le sue opere invitano ancora i visitatori a guardare in alto; a distanza di secoli, forse riconoscerebbe quella pausa di meraviglia.
Scultore e architetto · circa 1150–1230
Lavorò al battistero e alla cattedrale
La Deposizione marmorea di Antelami nella cattedrale reca la data 1178, mentre la costruzione del suo battistero iniziò nel 1196. Le sue figure scolpite conferiscono alla pietra un peso umano; ancora oggi i visitatori possono seguire quella scena dall’interno della chiesa fino alla corona di rilievi con animali all’esterno dell’edificio.
Pittore · 1503–1540
Nato a Parma
Nato a Parma, il Parmigianino è tornato tra le sue mura attraverso la pittura, con gli affreschi di Santa Maria della Steccata. Le sue figure eleganti e allungate si trovano a proprio agio in una città in cui l’arte spesso premia chi sa soffermarsi.
Direttore d’orchestra · 1867–1957
Nato a Parma
Toscanini nacque nel quartiere dell’Oltretorrente, lontano dall’immagine sfarzosa del teatro d’opera che avrebbe poi segnato la sua carriera. Una passeggiata nel suo vecchio quartiere termina alla Casa Natale Arturo Toscanini; forse troverebbe la vita musicale della città più aperta e informale di quella che si lasciò alle spalle.
Duchessa · 1791–1847
Governò Parma dal 1814 al 1847
Maria Luigia lasciò un segno duraturo nella storia ducale di Parma e la tradizione locale la collega alla coltivazione della violetta di Parma. Il Museo Glauco Lombardi conserva oggetti appartenuti alla duchessa; forse la divertirebbe sapere che un fiore resta uno dei modi più personali con cui la città la ricorda.
Dove i locali prenotano davvero per cena — non i menù da turisti.
Piccole cose che cambiano il modo in cui la città ti tratta.
La città, com'è davvero.
Sì, soprattutto se ti interessano l’arte rinascimentale, l’opera e la cucina regionale più di un itinerario fitto di visite. La cupola del Duomo affrescata dal Correggio, il Teatro Farnese in legno e il Battistero di marmo rosa sono tutti abbastanza vicini da poter essere visitati a piedi.
Due giorni ti permettono di visitare il centro storico e il complesso della Pilotta e di goderti con calma uno o due pasti. Fermati tre giorni se vuoi aggiungere altri musei o fare una gita in campagna.
Dall’aeroporto di Bologna prendi il Marconi Express fino a Bologna Centrale, poi un treno per Parma. Il monorotaia impiega circa 7 minuti; il viaggio in treno dura all’incirca 45–65 minuti, a seconda del servizio.
Parma è generalmente considerata una città sicura e i reati violenti sono rari. Fai attenzione agli oggetti di valore nei luoghi affollati e resta vigile nei dintorni della stazione a tarda notte.
Le tariffe urbane pubblicate da TEP prevedono un biglietto singolo da 2 €, valido 80 minuti, e un giornaliero da 6,30 €. A bordo è possibile pagare contactless; controlla la pagina delle tariffe TEP prima di partire, nel caso siano cambiate.
Sì. Il centro è compatto e per lo più pianeggiante; il Duomo, Palazzo della Pilotta, il Teatro Regio e il Parco Ducale si trovano generalmente a 5–15 minuti a piedi l’uno dall’altro.
22 luoghi da scoprire
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