Italia Aggiornato Oct 2026
A mezzogiorno a Messina, in Italia, figure di bronzo prendono vita sul campanile di 60 metri della cattedrale. Un leone sventola la bandiera; un gallo canta. Per 12 minuti la piazza si trasforma in un teatro meccanico affacciato sullo Stretto, mentre da lontano arrivano i fischi dei traghetti dalla Calabria.
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Messina ha dovuto ricostruirsi più di una volta: il terremoto del 1908 e i bombardamenti della Seconda guerra mondiale ne hanno trasformato il centro. La pietra della cattedrale ricostruita sorge vicino alla Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani, del XII secolo e parzialmente interrata: la sua posizione più bassa testimonia le macerie lasciate dalle catastrofi del passato.
La vita quotidiana segue il ritmo del sale e del caffè. Ordina una mezza con panna, granita al caffè coperta di panna montata, con una brioche calda; poi assaggia la focaccia messinese, con scarola riccia, formaggio morbido, acciuga e pomodoro. Il pesce spada alla ghiotta porta in tavola i sapori dello Stretto.
A metà agosto le strade si animano con le processioni. Si comincia con i giganti Mata e Grifone, alti 8 metri; il 15 agosto, migliaia di persone trascinano per la città la Vara, alta 13,5 metri e pesante 8 tonnellate, un promemoria del fatto che qui la fede si porta spalla a spalla. Il traghetto non è una via di fuga da Messina: è parte del suo ingresso principale.
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Da porto greco a città più volte trasformata da guerre e catastrofi
Le tracce archeologiche indicano la presenza di insediamenti umani intorno allo Stretto di Messina già nel V millennio a.C. La curva riparata del porto avrebbe poi reso questo stretto passaggio tra la Sicilia e la terraferma un luogo ideale per commerciare e gettare l’ancora.
Coloni greci provenienti da Calcide e Cuma fondarono una colonia che chiamarono Zancle, nome legato alla parola sicula per «falce». La lingua curva del porto diede il nome all’insediamento e ne determinò il valore strategico.
Anassila, tiranno di Reggio, sull’altra sponda dello Stretto, conquistò Zancle con l’aiuto di profughi di Samo e Mileto. La ripopolò con abitanti della Messenia e la chiamò Messene, legando il nome della città a una nuova popolazione.
Durante le guerre di Sicilia, il generale cartaginese Imilcone conquistò e distrusse Messana. Dionisio I di Siracusa fece ricostruire e fortificare la città: la sua posizione sullo Stretto era troppo utile per lasciarla in rovina.
Mercenari campani noti come Mamertini entrarono a Messana con l’inganno, uccisero i cittadini maschi e si impossessarono dei loro beni. Fecero della città la propria base, trasformando una colonia greca in una roccaforte mercenaria pesantemente armata.
Messa alle strette da Siracusa, la città dei Mamertini chiese aiuto sia a Roma sia a Cartagine. L’intervento romano a Messana contribuì a innescare la prima guerra punica; dopo la vittoria di Roma nel 241 a.C., la città divenne un porto alleato privilegiato.
Le forze arabe conquistarono Messina e la incorporarono nell’emirato di Sicilia, governato secondo la legge islamica. La conquista pose fine a secoli di dominio bizantino e inserì il porto in nuove reti mediterranee di potere e commercio.
Roberto il Guiscardo e il fratello Ruggero I attraversarono lo Stretto dalla Calabria e conquistarono Messina a maggio. La città divenne la testa di ponte per la conquista della Sicilia, con il suo porto a fare da porta d’accesso all’isola per il dominio normanno.
Ruggero II fondò il Regno di Sicilia nel 1130 e Messina divenne uno dei suoi porti principali, insieme a Palermo. La cattedrale cittadina, iniziata sotto il dominio normanno, fu consacrata nel 1197. La sua lunga storia di ricostruzioni ebbe inizio con una chiesa che annunciava la ricchezza e l’autorità del nuovo regno.
La rivolta dei Vespri siciliani contro il dominio angioino raggiunse Messina, dove la città resistette alle forze di Carlo I d’Angiò durante un lungo assedio. Messina tenne duro fino a quando l’intervento di Pietro III d’Aragona contribuì a trasformare la rivolta in un cambio di dinastia.
La tradizione cittadina ricorda Dina e Clarenza come due donne che contribuirono a difendere Messina durante l’assedio angioino: una scagliava pietre dalle mura, l’altra suonava una campana d’allarme. Le loro figure in bronzo compaiono ancora nell’orologio della Cattedrale, dove il teatro meccanico della città mette in scena ogni giorno la memoria locale.
Dopo il Compromesso di Caspe, la Sicilia fu annessa direttamente alla Corona d’Aragona. Le sorti di Messina rimasero legate ai sovrani che regnavano dall’altra parte dello Stretto, mentre il suo porto continuava a essere un importante punto d’accesso tra la Sicilia e la terraferma.
Nato a Messina intorno al 1430, Antonello da Messina divenne uno degli artisti più rappresentativi della città, unendo la prospettiva italiana all’attenta osservazione tipica della pittura nordeuropea. Qui tenne una bottega e vi tornò verso la fine della vita; il suo testamento fu redatto a Messina nel 1479.
Nato a Messina, Francesco Maurolico fu matematico, astronomo e umanista; i suoi studi spaziavano dall’ottica alla geometria antica. In seguito insegnò all’università cittadina e ideò le iscrizioni e il programma intellettuale della Fontana di Orione in Piazza Duomo.
Ignazio di Loyola fondò a Messina il primo collegio gesuita, definendo un modello didattico che l’ordine avrebbe adattato altrove. In una città portuale abituata agli arrivi e alle partenze, l’istruzione diventò un’altra delle risorse durature di Messina.
La Lega Santa radunò la propria flotta nel porto di Messina prima di salpare per affrontare la flotta ottomana a Lepanto. Per un breve periodo, il porto divenne il punto di partenza di uno dei più grandi scontri navali dell’epoca.
Ferito a Lepanto, Miguel de Cervantes rientrò con la flotta e trascorse alcuni mesi a Messina per riprendersi. Il futuro autore del Don Chisciotte conobbe la città non da visitatore, ma da un letto d’ospedale, dopo che la battaglia gli aveva tolto l’uso della mano sinistra.
In fuga dalla prigionia a Malta, Caravaggio arrivò a Messina nel 1608 e trovò mecenati tra le istituzioni religiose cittadine. Qui dipinse la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori, opere in cui l’oscurità sembra premere fin quasi contro le figure.
Nel 1674 scoppiò una rivolta contro il dominio spagnolo, alimentata dai conflitti tra fazioni locali e dalle restrizioni commerciali; Messina chiese la protezione francese. Quando le truppe francesi si ritirarono nel 1678, gli Spagnoli riconquistarono la città, abolirono il Senato, ne revocarono i privilegi e costruirono la Real Cittadella per tenerla sotto controllo.
La peste bubbonica colpì Messina, portando la morte nelle case e nelle strade già affollate intorno al porto. Secondo alcune fonti morirono più di 40.000 persone, anche se la cifra è incerta; l’epidemia lasciò un segno profondo nella memoria della città.
Una serie di terremoti a febbraio danneggiò Messina e fece crollare centinaia di edifici. La Palazzata sul fronte del porto, la monumentale fila di palazzi che incorniciava l’acqua, subì gravi danni: un promemoria del fatto che il volto più pubblico della città sorgeva su un terreno instabile.
Durante la rivoluzione siciliana, Messina si ribellò al dominio borbonico e il deputato Giuseppe Natoli si adoperò per ripristinare lo status di porto franco della città. A settembre, per giorni le forze di Ferdinando II bombardarono la città dalla Real Cittadella, guadagnando al sovrano l’amaro soprannome di «Re Bomba».
Dopo la battaglia di Milazzo, le forze di Giuseppe Garibaldi entrarono a Messina a luglio. La città aderì al Regno d’Italia, ufficialmente istituito nel 1861, lasciandosi alle spalle il dominio borbonico.
Alle 5:20 del 28 dicembre, un terremoto di magnitudo 7,1 scosse lo Stretto per circa 37 secondi; seguì uno tsunami e gli incendi divamparono tra le macerie. Fu distrutto oltre il 90% di Messina e si stima che i morti in città siano stati circa 75.000: una catastrofe che ne cambiò la forma e le dimensioni.
Il piano di ricostruzione dell’ingegnere Luigi Borzì prese forma con ampi viali, edifici bassi e nuove norme antisismiche. La città fu ricostruita per offrire ai soccorritori più spazio di manovra e agli edifici maggiori possibilità di resistere alla scossa successiva.
La torre campanaria della Cattedrale ricostruita fu dotata del suo orologio astronomico, progettato da Frédéric Klinghammer e Théodore Ungerer, di Strasburgo. A mezzogiorno le figure di bronzo si muovono in una rappresentazione meccanica, con il leone di Messina e le ricordate difensore Dina e Clarenza.
Durante la ritirata delle truppe dell’Asse oltre lo Stretto, i bombardamenti e il fuoco navale degli Alleati devastarono nuovamente Messina; la Cattedrale subì gravi danni. Le forze alleate entrarono in città ad agosto e gli abitanti dovettero ricostruirla ancora una volta, dopo una guerra combattuta sopra le loro strade.
Dal 1º al 3 giugno, i ministri degli Esteri di sei Paesi della Comunità europea del carbone e dell’acciaio si riunirono a Palazzo Zanca. La Dichiarazione di Messina contribuì a tracciare la strada verso il Trattato di Roma del 1957, affidando al porto martoriato un ruolo nella costruzione dell’Europa del dopoguerra.
Messina divenne il centro amministrativo di una nuova città metropolitana. Il suo porto continua a servire ogni giorno il traffico passeggeri attraverso lo Stretto verso la Calabria, facendo dell’antico passaggio greco una rotta ancora attiva oltre che un luogo di storia.
Pittore · c. 1430–1479
Nato qui
Messina ha dato ad Antonello il suo nome e il MuMe custodisce un’opera che inserisce la città nella storia della pittura rinascimentale: il Polittico di San Gregorio. Davanti alle sue figure composte, le strade ricostruite all’esterno sembrano meno una rottura con il passato che un modo per portarlo avanti.
Pittore · 1571–1610
Lavorò qui durante il suo soggiorno in Sicilia
Durante il soggiorno a Messina, Caravaggio dipinse due monumentali pale d’altare, oggi custodite al MuMe: la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori. La luce tagliente e le ombre profonde sembrano appartenere a una città che sa quanto rapidamente gli edifici possano scomparire.
Scultore e architetto · 1507–1563
Realizzò qui fontane nel 1553 e nel 1557
La Fontana di Orione di Montorsoli, completata nel 1553, celebrò l’arrivo del primo acquedotto comunale di Messina; la Fontana del Nettuno del 1557 è rivolta verso lo Stretto, con Scilla e Cariddi ai suoi piedi. Forse riconoscerebbe il suo antico soggetto nella scia di ogni traghetto: una città che ancora si misura con le acque che la circondano.
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Sì, soprattutto se ti piacciono le città la cui storia si rivela nei dettagli. Guarda le figure in movimento sull’orologio della cattedrale, ammira i dipinti di Caravaggio al MuMe e poi entra nella medievale Santissima Annunziata dei Catalani.
Un’intera giornata basta per visitare la piazza della cattedrale, l’orologio, le fontane e le attrazioni principali del centro, raccolte in un’area compatta. Fermati due giorni se vuoi visitare anche il MuMe e fare una gita alle lagune di Ganzirri o a un belvedere in collina.
Sì. Piazza Duomo e le altre attrazioni del centro distano circa 5–15 minuti a piedi dal terminal crociere, a seconda della destinazione.
Esplora a piedi il centro, che è raccolto, e per gli spostamenti più lunghi usa gli autobus ATM e il tram che attraversa la città da nord a sud. Un biglietto da 100 minuti è valido su entrambi; l’app ATM MovUp permette di acquistare i biglietti, pianificare i percorsi e seguire i mezzi in tempo reale.
In generale Messina è considerata sicura per i visitatori, anche se nelle zone di trasporto affollate è bene adottare le normali precauzioni. Tieni le borse chiuse vicino alla stazione, al porto e ai mercati e fai attenzione al telefono nei bar.
Sì: le attrazioni del centro sono abbastanza vicine da poter essere visitate a piedi e un solo biglietto ATM vale per autobus e tram per 100 minuti. Acquistare il biglietto a bordo comporta un supplemento di 0,50 €; controlla le tariffe ATM aggiornate prima di partire.
Da aprile a giugno e da settembre a ottobre sono mesi ideali per passeggiare e visitare la città, con temperature più miti rispetto al pieno dell’estate. Luglio e agosto sono più caldi e umidi, mentre da ottobre a febbraio cade il periodo più piovoso dell’anno.
23 luoghi da scoprire
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