Italia Aggiornato Oct 2026
A Bologna, in Italia, un acquazzone improvviso non deve per forza interrompere una passeggiata: circa 62 chilometri di portici riparano le strade, con soffitti in mattoni e pietra che accompagnano tra negozi, chiese e studenti di corsa verso le lezioni. Iscritti nel 2021 nella Lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO, i portici non sono soltanto una copertura elegante: mostrano come la città abbia fatto della vita pubblica una parte della propria architettura.
Foto: Frank Wesneck / Pexels
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I vecchi soprannomi di Bologna ne riassumono il carattere: la Dotta, per la sua università, la cui fondazione viene tradizionalmente fatta risalire al 1088; la Grassa, per la pasta e il maiale alla base della cucina locale; la Rossa, per i tetti di terracotta e la sua storia politica. La cucina è all’altezza della fama, ma ordina tagliatelle al ragù o tortellini in brodo e scoprirai con quanta cura la città custodisca le proprie ricette.
Il centro medievale è compatto, ma il suo profilo lascia ancora a bocca aperta: le Due Torri svettano su un incrocio affollato, mentre la vasta Basilica di San Petronio custodisce sul pavimento una linea meridiana lunga 66,8 metri. Nel Teatro Anatomico ligneo e intagliato dell’Archiginnasio, le antiche lezioni universitarie sembrano sorprendentemente vicine.
A Bologna vale la pena guardare tanto nelle vie laterali quanto verso l’alto: una piccola finestra su via Piella incornicia un tratto di canale ancora visibile, mentre i pannelli di vetro della Biblioteca Salaborsa lasciano scorgere i resti romani sotto il pavimento. Segui il portico da Porta Saragozza verso il Santuario di San Luca, in cima alla collina, e i camminamenti coperti della città cominceranno a sembrarti meno un elemento architettonico e più uno stile di vita.
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Dalla Felsina etrusca ai portici di una moderna città universitaria
Nel IX secolo a.C., comunità della cultura villanoviana si erano insediate nel bacino di Bologna, lasciando necropoli ricche di caratteristiche urne biconiche. La loro lavorazione del bronzo e le usanze funerarie segnano il primo capitolo noto della lunga storia della città.
Gli Etruschi fecero di Felsina un importante centro della Pianura Padana, costruendo un’acropoli e organizzando le strade dell’insediamento. I reperti archeologici suggeriscono l’esistenza di una città prospera, dove bronzi, ceramiche e merci importate circolavano in mercati animati.
Gruppi celtici noti come Boi si stabilirono nella regione e soppiantarono il potere etrusco a Felsina. La loro presenza lasciò il segno nel nome della città: Bononia, il nome romano da cui deriva l’odierna Bologna, viene comunemente ricondotto ai Boi.
Nel 189 a.C. Roma fondò la colonia latina di Bononia, insediandovi circa 3.000 coloni. La Via Emilia, avviata due anni dopo, collegò la città in crescita a Rimini e Piacenza, facendone una tappa fondamentale lungo una strada romana rettilinea attraverso l’Italia settentrionale.
Nel V secolo il vescovo Petronio guidò la Chiesa bolognese e divenne il patrono della città. La tradizione gli attribuisce la ricostruzione della città dopo le incursioni dei Goti e la fondazione del complesso di Santo Stefano, le cui cappelle collegate ricordano ancora il Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Il re longobardo Liutprando sottrasse Bologna al controllo bizantino e la incorporò nel suo regno. I Longobardi ampliarono l’area edificata intorno a Santo Stefano, aggiungendo un nuovo strato a una città già plasmata dalle strade romane e dalle chiese cristiane.
La fondazione dell’università di Bologna viene convenzionalmente fatta risalire al 1088, quando maestri di diritto riunirono studenti provenienti da tutta Europa. Il giurista Irnerio contribuì a rilanciare lo studio del diritto romano; l’istituzione si sviluppò intorno ai suoi studiosi, senza un unico atto di fondazione.
Dopo la morte della contessa Matilde di Canossa, l’imperatore Enrico V concesse a Bologna privilegi che contribuirono ad assicurarle l’autogoverno. L’autorità del Comune sarebbe stata oggetto di dispute per generazioni, ma la città aveva cominciato ad agire per conto proprio.
Le famiglie bolognesi iniziarono a costruire torri difensive adibite anche a dimore; le torri degli Asinelli e della Garisenda presero forma all’inizio del XII secolo. La Torre degli Asinelli raggiunge circa 97 metri; la più bassa Garisenda è inclinata così tanto che, insieme alla gemella, è un segno inconfondibile di Porta Ravegnana.
Bettisia Gozzadini, studiosa di diritto a Bologna, è ricordata per essersi laureata e aver insegnato all’università nel XIII secolo. Secondo i racconti successivi, teneva lezioni di fronte a un vasto pubblico: un fatto sorprendente in una città la cui università attirava studenti da ben oltre i confini italiani.
Le forze bolognesi sconfissero a Fossalta l’esercito dell’imperatore Federico II e catturarono suo figlio, re Enzo di Sardegna. Enzo trascorse a Bologna i restanti 23 anni della sua vita; il palazzo in cui fu tenuto prigioniero porta ancora il suo nome.
Il Liber Paradisus di Bologna dichiarò liberi i servi della gleba presenti nel territorio comunale e stanziò fondi municipali per risarcire i loro ex proprietari. Il decreto trasformò un’ambiziosa rivendicazione di libertà umana in un atto di governo cittadino, registrato in un libro il cui nome significa «Libro del Paradiso».
Le forze modenesi sconfissero l’esercito bolognese a Zappolino, in uno degli scontri più feroci tra le due città rivali. La storia secondo cui i modenesi avrebbero portato via un secchio di legno come trofeo divenne una leggenda cittadina; il conflitto che ne fu all’origine era molto reale.
Iniziarono i lavori per la Basilica di San Petronio, progettata da Antonio di Vincenzo per Piazza Maggiore. La sua imponente mole in mattoni doveva superare le chiese delle città rivali, anche se i progetti più ambiziosi non furono mai portati a termine.
Giovanni I Bentivoglio instaurò il dominio della sua famiglia su Bologna, dando inizio a un periodo di potere signorile mutevole che, con alcune interruzioni, durò fino al 1506. Sotto i Bentivoglio successivi, palazzi e chiese furono ricostruiti e gli artisti rinascimentali trovarono mecenati in città.
Papa Giulio II entrò a Bologna con un esercito pontificio e costrinse Giovanni II Bentivoglio all’esilio. La città passò sotto il governo diretto del papa, anche se le istituzioni civiche continuarono a svolgere un ruolo negli affari locali.
Papa Clemente VII incoronò Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero all’interno di San Petronio. Fu l’ultima incoronazione imperiale celebrata da un papa; la cerimonia unì il rito pontificio alla principale chiesa civica della città.
L’Archiginnasio aprì come sede comune delle facoltà dell’università di Bologna, sostituendo le sedi didattiche sparse con un unico, grandioso edificio. Le sue pareti si riempirono di stemmi e iscrizioni scolpite, trasformando la memoria degli studenti in decorazione.
Ludovico, Agostino e Annibale Carracci fondarono a Bologna l’Accademia degli Incamminati. Il loro insegnamento valorizzava l’osservazione attenta e il disegno rigoroso, contribuendo a fondare una scuola pittorica bolognese che influenzò l’arte barocca ben oltre i confini della città.
La peste che si diffuse nell’Italia settentrionale raggiunse Bologna e uccise migliaia di abitanti. I contagi si propagarono per la città, paralizzando il commercio e la vita quotidiana e lasciando una ferita che richiese anni per rimarginarsi.
L’astronomo Gian Domenico Cassini tracciò una meridiana lunga 66,8 metri sul pavimento di San Petronio. A mezzogiorno un raggio di sole, passando attraverso una piccola apertura nel tetto, cadeva sulla linea, trasformando la chiesa in uno strumento di precisione per lo studio del sole e del calendario.
Laura Bassi conseguì un dottorato in filosofia a Bologna e divenne professoressa stipendiata, una delle prime donne a ricoprire un simile incarico universitario. Insegnò fisica sperimentale in una città dove le lezioni e le dimostrazioni dell’accademia portavano il dibattito scientifico all’attenzione del pubblico.
Le truppe di Napoleone entrarono a Bologna e posero fine a secoli di governo pontificio. Il Senato cittadino riprese il potere, mentre il nuovo ordine sostenuto dai francesi abolì i privilegi feudali e riorganizzò l’università.
Cittadini e volontari combatterono contro le truppe austriache nei pressi della Montagnola e cacciarono la guarnigione da Bologna. La vittoria fu breve: il potere austriaco tornò, ma quella giornata divenne un simbolo duraturo della resistenza locale.
Con un plebiscito, gli elettori bolognesi votarono a favore dell’annessione al Regno di Sardegna, ponendo fine al governo pontificio in città. L’anno successivo Bologna entrò a far parte del nuovo Regno d’Italia, appena proclamato.
Guglielmo Marconi nacque a Bologna e condusse i primi esperimenti di telegrafia senza fili nella villa di famiglia, Villa Griffone, appena fuori città. Il suo lavoro contribuì a trasformare la trasmissione radiofonica da possibilità di laboratorio a mezzo di comunicazione pratico.
Dopo l’occupazione, la lotta partigiana e i bombardamenti alleati che danneggiarono gran parte della città, le truppe polacche e i partigiani italiani entrarono a Bologna mentre le forze tedesche si ritiravano. La liberazione pose fine all’occupazione, ma lasciò feriti dalla guerra il nodo ferroviario e i quartieri circostanti.
Alle 10:25 una bomba esplose nella sala d’attesa di seconda classe della stazione di Bologna Centrale, uccidendo 85 persone e ferendone più di 200. L’esplosione devastò una stazione affollata e resta uno degli attentati terroristici più sanguinosi dell’Italia contemporanea.
I ministri dell’Istruzione di 29 Paesi europei firmarono in città la Dichiarazione di Bologna. L’accordo diede avvio al Processo di Bologna, trasformando il modo in cui le università europee organizzano e riconoscono i titoli di studio.
L’UNESCO ha inserito i portici di Bologna nella Lista del Patrimonio Mondiale, riconoscendo 12 tratti rappresentativi dei portici coperti della città. Nel loro insieme, mostrano come una soluzione pratica per sfruttare lo spazio degli edifici e delle strade sia diventata una delle forme distintive di Bologna.
Inventore e fisico · 1874–1937
Nato a Bologna; primi esperimenti nei dintorni
Nato a Bologna, Guglielmo Marconi iniziò gli esperimenti di trasmissione senza fili nella Villa Griffone, di proprietà della sua famiglia, vicino alla città. Le sue ricerche portarono i segnali attraverso gli oceani; oggi, il percorso dalla sua casa natale bolognese a un mondo sempre connesso sembra un salto sorprendentemente breve.
Medico e fisico · 1737–1798
Nato, vissuto e morto a Bologna
A Bologna, gli esperimenti di Luigi Galvani sulle zampe di rana contribuirono a far nascere l’idea della bioelettricità, e il suo nome sopravvive nella parola «galvanismo». L’immagine di uno studioso che induce al movimento un arto immobile si inserisce perfettamente in una città la cui storia universitaria è ancora scritta nelle sue strade.
Fisica · 1711–1778
Studiò, insegnò e visse a Bologna
Laura Bassi discusse le sue tesi all’Archiginnasio di Bologna e divenne la prima donna in Europa a ottenere ufficialmente una cattedra universitaria. Qui insegnò fisica sperimentale; le folle di studenti che oggi attraversano i portici danno un’idea di quanto sia diventato più vasto il mondo universitario che lei contribuì a conquistare.
Regista, poeta e scrittore · 1922–1975
Nato a Bologna; qui studiò
Nato in via Borgonuovo, Pier Paolo Pasolini frequentò il Liceo Galvani e studiò lettere e storia dell’arte all’Università di Bologna. La stessa città di aule e vita di strada che plasmò i suoi primi anni rende ancora facile immaginare come uno scrittore possa passare dalle idee al selciato.
Compositore · 1792–1868
Studiò e lavorò a Bologna
Rossini arrivò a Bologna da bambino, studiò contrappunto al Liceo Musicale e in seguito prestò servizio come consulente e direttore del conservatorio cittadino. La sua storia qui non comincia con il sipario di un’opera, ma con uno studente che impara il mestiere che ne sta alla base.
Cantautore · 1943–2012
Nato e cresciuto a Bologna
Lucio Dalla nacque e crebbe a Bologna e visse in via d’Azeglio, vicino a piazza Maggiore. Dopo aver attraversato la piazza, ascoltare «Piazza Grande» può far sentire la città meno come uno sfondo e più come una voce che parla con il proprio timbro.
Dove i locali prenotano davvero per cena — non i menù da turisti.
Piccole cose che cambiano il modo in cui la città ti tratta.
La città, com'è davvero.
Sì, soprattutto se ti piacciono le città in cui la vita quotidiana convive con l’architettura antica. Bologna unisce torri medievali, storia universitaria e canali a una cultura gastronomica incentrata su piatti come le tagliatelle al ragù.
Metti in conto 2–3 giorni. Due giorni bastano per visitare il centro storico e le sue attrazioni principali; un terzo ti permette di raggiungere San Luca a piedi o in autobus e di dedicare più tempo alla cucina e ai musei della città.
Il Marconi Express collega l’Aeroporto di Bologna alla stazione ferroviaria di Bologna Centrale in circa 7 minuti. Dalla stazione puoi proseguire a piedi o in autobus fino al tuo alloggio: è vicina al centro, ma non si arriva direttamente in Piazza Maggiore.
Sì: il centro storico è perfetto da esplorare a piedi e gli autobus TPER lo collegano alla stazione e ai quartieri periferici. A bordo si può pagare senza contatto usando i validatori verdi; Bologna non ha una metropolitana sotterranea.
In generale Bologna è sicura, anche se sugli autobus affollati e nelle zone turistiche possono esserci borseggiatori. A tarda notte, tieni i tuoi effetti personali vicino a te nei dintorni della stazione e di Piazza XX Settembre ed evita di attraversare a piedi il Parco della Montagnola.
Il biglietto urbano acquistato in anticipo costa 2,30 € ed è valido per 75 minuti; il biglietto acquistato a bordo con la macchinetta costa 2,50 €. Le tariffe possono cambiare, quindi controlla il sito TPER prima di partire; puoi anche pagare sull’autobus avvicinando una carta contactless.
Da aprile a giugno e da settembre a ottobre il clima è ideale per camminare, con temperature più miti rispetto al pieno dell’estate. Luglio e agosto possono essere molto caldi e, intorno a Ferragosto, a metà agosto, alcuni esercizi chiudono o riducono gli orari.
Prova le tagliatelle al ragù, i tortellini in brodo e la Mortadella IGP. In una trattoria tradizionale, evita di chiedere “spaghetti alla bolognese”: l’abbinamento locale è tagliatelle al ragù.
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