7000 BCE-330 BCE
Un occhio d'oro nella polvere, e l'impero che imparò a governare attraverso lo spettacolo
Una donna di Shahr-i Sokhta, nell'estremo sud-est, portava un occhio artificiale fatto di bitume e filo d'oro. Gli archeologi lo hanno ritrovato ancora nel suo cranio 5.000 anni dopo, con i minuscoli segni d'uso conservati nell'osso. Prima dei palazzi di Persepoli, prima degli imperatori dalle barbe arricciate e dalle processioni impeccabili, l'altopiano iraniano stava già inventando modi per guardare il mondo.
Poi arrivarono gli imperi che diedero all'altopiano un linguaggio politico. Gli Elamiti a Susa, nell'attuale Iran sud-occidentale, tenevano archivi e facevano legge mentre gran parte dell'Europa era ancora analfabeta; si portarono via persino la celebre stele di Hammurabi come bottino di guerra, ed è esattamente per questo che è sopravvissuta. Quello che molti non realizzano è che l'Iran non comincia da un'origine pura, ma da strati, furti, corti rivali e civiltà che parlano una sopra l'altra.
Nel 550 a.C., Ciro il Grande raccolse quegli strati in una nuova scala di potere. Prese Babilonia nel 539 a.C. e, invece di schiacciare i vinti, diffuse una proclamazione nella loro lingua, onorando gli dèi locali e permettendo ai popoli deportati di tornare; ed è per questo che la sua memoria sopravvisse non solo nella tradizione persiana ma anche nelle scritture ebraiche. L'impero, aveva capito, poteva essere messo in scena come misericordia.
Dario I diede poi a quell'impero pietra, cerimonia e portamento a Persepoli. Sulle scalinate, delegazioni da tutto il regno salgono in perfetto ordine con bracciali, coppe, tessuti, zanne e cammelli, e il miracolo non è soltanto l'intaglio ma il tono: niente panico, niente umiliazione, solo una corte che insegna al mondo come avvicinarsi. Poi, nel 330 a.C., Alessandro incendiò il palazzo dopo un banchetto ubriaco, forse su consiglio della cortigiana Taide; il mattino dopo, secondo le fonti antiche, se ne pentì. Una notte di vanità. Secoli di cenere.