Digita almeno 2 lettere per cercare tra tutti i paesi, le città e i luoghi
/Ctrl KEsc
travel_explore
Digita almeno 2 lettere per cercare tra tutti i paesi, le città e i luoghi
Premi Invio per aprire il risultato principale
Diwan-I-Am
Nuova Delhi·India·28° N · 77° E·
Verificato Apr 2026
È qui, nel Diwan-i-Aam del Forte Rosso, che nel 1857 si consumò l'umiliazione finale di Bahadur Shah Zafar: l'ultimo imperatore Moghul fu processato proprio nella sala dove un tempo esercitava il suo potere assoluto.
Pavimentazione storica irregolare; gradini d'accesso senza rampe
Stagione migliore
Ottobre-Marzo (evitare il caldo estremo di aprile-giugno)
Ogni fotografia del Diwan-i-Aam che avete visto vi ha mentito. Le nude pareti in arenaria rossa che milioni di turisti immortalano ogni anno al Forte Rosso di Nuova Delhi erano, in origine, invisibili: celate sotto uno strato di calce bianca lucidissima e decorazioni dorate, così perfette da far credere ai viaggiatori del XVII secolo di trovarsi di fronte all'alabastro. Visitare questo luogo significa camminare all'interno di un'illusione vecchia di 380 anni, spogliata del suo splendore originale. È la sala più pubblica dell'impero Moghul, dove un tempo si amministrava la giustizia e dove, nel 1858, un'intera dinastia fu trascinata sul banco degli imputati.
Shah Jahan fece erigere questa Sala delle Udienze Pubbliche tra il 1639 e il 1648, fulcro della sua nuova capitale, Shahjahanabad. L'idea era pura scenografia: una struttura capace di accogliere centinaia di petizionari, con l'imperatore che appariva su un trono di marmo, inondato di luce e irraggiungibile.
L'architettura imponeva una gerarchia ferrea. Il popolo guardava verso l'alto, il sovrano osservava dall'alto verso il basso. Una balaustra d'oro separava il potere dal suddito; non era solo un orpello, ma il confine fisico tra chi comandava e chi chiedeva.
Oggi la sala è esposta al riverbero del sole di Delhi, senza più intonaco né ringhiere dorate. Nove arcate maestose, alte più di un autobus a due piani, incorniciano prospettive studiate con precisione chirurgica dagli architetti di Shah Jahan. Anche nel vuoto, la geometria della sala costringe lo sguardo a convergere verso l'alcova del trono.
Il Diwan-i-Aam è il luogo in cui l'India Moghul rese visibile la sua potenza alla gente comune. Ed è anche il teatro in cui, due secoli dopo, quella stessa potenza fu deliberatamente spenta.
Ricercata dal team editoriale di Audiala a partire da documenti storici, archivi architettonici e conoscenza del territorio.
Cosa vedere
La Sala delle Udienze Pubbliche
Ciò che avete davanti è un inganno, o quantomeno una verità parziale. Quelle colonne in arenaria rossa, disposte su nove arcate e due file di profondità, non dovevano apparire così. All'epoca di Shah Jahan, ogni superficie era rivestita da uno stucco di calce lucidato, il chunam, che conferiva al complesso una brillantezza simile all'alabastro. La sala era bianca, di un bianco abbacinante, capace di far risplendere il colonnato di 40 metri come una lanterna contro il cielo di Delhi. La guarnigione britannica rimosse questo rivestimento dopo il 1857, lasciando a nudo la pietra grezza che vediamo oggi. Posizionatevi sul margine occidentale del cortile, perfettamente in asse con il padiglione del trono: solo così potrete cogliere la visione originale. Gli archi lobati disegnano una sequenza ritmica, le colonne creano un bosco di ombre e geometrie, e il trono in marmo funge da punto di fuga verso cui convergevano gli sguardi di centinaia di sudditi. Essendo lo spazio aperto su tre lati, l'acustica è dispersiva; non aspettatevi risonanze solenni, ma il verso dei piccioni che nidificano tra gli archi, il vociare multilingue dei turisti e il ronzio soffocante del traffico di Chandni Chowk che scavalca le mura.
Il Padiglione del Trono e il pannello di Orfeo
Incassato al centro della parete orientale, il baldacchino in marmo di Makrana — la stessa cava del Taj Mahal — protegge il trono imperiale, elevato di circa due metri rispetto al calpestio. Shah Jahan dominava la scena dall'alto, come un personaggio che osserva il mondo da una tela. Oggi, il trono è sigillato dietro spesse lastre di vetro: una protezione necessaria, ma frustrante. Il vero tesoro si trova proprio dietro il trono, ed è un dettaglio che quasi tutti ignorano: un pannello in pietra dura che ritrae uccelli e la leggenda di Orfeo che ammalia gli animali con la sua lira. È un frammento di mitologia europea tradotto in intarsi di pietre semipreziose, attribuito dalla tradizione a un artigiano fiorentino, Austin di Bordeaux, attivo nella Delhi degli anni '40 del Seicento. Un incontro tra civiltà cristallizzato nella pietra. Il problema? Il riflesso del vetro e l'altezza rendono l'opera invisibile a occhio nudo. Portate con voi un binocolo o una macchina fotografica con zoom potente (almeno 200mm). La luce del mattino è l'unica alleata: colpisce la parete orientale e regala alle pietre un barlume del loro colore originale prima che il riverbero appiattisca tutto.
Leggere lo spazio: cortili, gallerie e l'architettura del potere
Non limitatevi a guardare il trono e andarvene. Le gallerie porticate che chiudono il cortile, i dalan, sono il punto in cui il Diwan-i-Aam rivela la sua vera natura. Entrate in uno di questi corridoi e voltatevi verso la sala: improvvisamente tutto assume un senso. La sala diventa un palcoscenico, il cortile un auditorium, il trono un riflettore. Era teatro politico costruito in arenaria. Notate il podio, alto appena quanto un ginocchio: quel piccolo gradino separava il mondo dei comuni mortali da quello imperiale. Se visitate il sito durante i monsoni, l'arenaria vira dall'arancio al bordeaux profondo; nelle mattine invernali, la nebbia ammorbidisce le geometrie in modo quasi onirico. Ma attenzione al caldo di maggio: la pietra accumula un calore da forno e l'ombra del colonnato diventa un miraggio. Prima di uscire, cercate il Diwan-i-Khas sul lato nord. La famosa iscrizione persiana "Se esiste un paradiso sulla terra, è questo" appartiene a quell'edificio, non al Diwan-i-Aam, nonostante le dicerie che troverete ovunque.
Pianifica la visita
Come arrivare
Prendete la Linea Gialla della metropolitana fino alla stazione di Chandni Chowk (Uscita 5) e proseguite a piedi per circa 15 minuti lungo il viale principale verso le inconfondibili mura color ocra del forte. La stazione di Lal Quila, sulla Linea Violetta, è ancora più vicina: bastano 5-7 minuti di cammino. Evitate l'auto: il traffico di Old Delhi è brutale e trovare parcheggio è un'impresa disperata. Se usate Uber o Ola, fatevi lasciare direttamente al Lahori Gate.
Orari di apertura
Il complesso è aperto dal martedì alla domenica, dalle 9:30 alle 16:30. Lunedì è giorno di chiusura. Tenete presente che l'ultimo ingresso è solitamente alle 16:00. Verificate sempre su asi.nic.in eventuali variazioni dovute a festività nazionali o cerimonie ufficiali, dato che il forte è spesso sede di eventi istituzionali.
Quanto tempo dedicare
Se vi limitate al Diwan-i-Aam, calcolate circa 20-30 minuti per osservare i dettagli architettonici. Tuttavia, il padiglione perde di senso se isolato dal resto del Red Fort. Per una visita completa che includa il Diwan-i-Khas, gli hammam reali e i giardini, mettete in conto almeno due ore abbondanti. Chi ama approfondire la storia nei musei interni può tranquillamente trascorrervi l'intera mattinata.
Biglietti
Il costo del biglietto è di 35 ₹ per i cittadini indiani e di circa 550-600 ₹ per gli stranieri (verificate il prezzo aggiornato sul sito ufficiale dell'ASI). I minori di 15 anni entrano gratuitamente. Vi consiglio vivamente di acquistare il biglietto online sul portale dell'ASI: eviterete le code alla biglietteria del Lahori Gate, che nei fine settimana possono portar via anche 45 minuti.
Accessibilità
Il percorso principale dal Lahori Gate è pianeggiante, ma preparatevi a camminare su pavimentazioni in pietra del XVII secolo non sempre uniformi. Il Diwan-i-Aam si eleva su un basamento raggiungibile solo tramite gradini; non esistono rampe per sedie a rotelle in questa sezione. Inoltre, il cortile è completamente privo di zone d'ombra: tra aprile e giugno, il riverbero del sole rende la visita molto faticosa.
Galleria fotografica
I visitatori passeggiano lungo il sentiero in pietra che conduce allo storico Diwan-i-Aam a Nuova Delhi, India, circondato da prati curati e alberi rigogliosi. · IM3847Una vista dettagliata degli ornati archi in arenaria rossa e dei pilastri dello storico Diwan-i-Aam a Nuova Delhi, India. · Sona GroverIl maestoso Diwan-i-Aam, o Sala delle Udienze Pubbliche, si erge come un importante punto di riferimento architettonico all'interno del complesso del Forte Rosso a Nuova Delhi, India. · AkashqqqUna vista ravvicinata dello squisito balcone del trono in marmo al Diwan-i-Aam, che mostra l'intricata maestria Moghul presente a Nuova Delhi, India. · Elex.sunilनई दिल्ली के लाल किले में स्थित दीवान-ए-आम का एक सुंदर दृश्य, जहाँ ऐतिहासिक वास्तुकला और हरियाली का अद्भुत संगम है। · IM3847Il Diwan-i-Aam a Nuova Delhi mostra una splendida architettura Moghul con la sua ritmica serie di archi e pilastri in arenaria rossa. · Jakub HałunIl Diwan-i-Aam, o Sala delle Udienze Pubbliche, si erge come un maestoso esempio di architettura Moghul all'interno del complesso del Forte Rosso a Nuova Delhi, India. · Sharma anshu
Storia
La sala del trono trasformata in tribunale
Il Forte Rosso richiese nove anni di costruzione, dal 1639 al 1648, e il Diwan-i-Aam ne rappresentava il gesto pubblico più solenne. Shah Jahan aveva spostato la capitale da Agra a Delhi e aveva bisogno di uno spazio in cui la popolazione di Shahjahanabad potesse testimoniare la maestà imperiale. La sala assolse questo compito per 209 anni, fino alla ribellione del 1857 che pose fine alla dinastia.
Il rituale quotidiano rimase immutato per due secoli. Ogni mattina, l'imperatore appariva sul trono di marmo. Sotto di lui, su un podio separato, il wazir riceveva le petizioni. I sudditi non si rivolgevano mai direttamente al sovrano: il suo silenzio era, di per sé, forma di teatro.
La svolta
L'ultimo imperatore alla sbarra
I visitatori vedono un padiglione arioso e sereno. Le guide spiegano che qui si tenevano le udienze, un racconto che suona quasi burocratico. Raramente viene menzionato che questa stessa sala è stata teatro di una delle umiliazioni politiche più studiate della storia coloniale.
Il 27 gennaio 1858, Bahadur Shah Zafar II — ottantadue anni, parzialmente sordo, l'ultimo imperatore Moghul — fu condotto al Diwan-i-Aam. Non per sedersi sul trono, ma per essere processato sotto di esso. Gli inglesi scelsero questa sala con cinismo: per 210 anni gli imperatori erano apparsi sopra quella balaustra d'oro, intoccabili. Zafar fu costretto a sedersi al livello del suolo, nella posizione di un umile petizionario.
I soldati britannici occuparono i posti che un tempo spettavano alla nobiltà Moghul. Il processo si svolse in inglese, una lingua che l'imputato a malapena comprendeva, presieduto dal tenente colonnello F.N. Maisey. Il verdetto era scontato fin dall'inizio.
Zafar morì in esilio a Rangoon nel 1862. I suoi carcerieri lasciarono la tomba senza nome, temendo potesse diventare un luogo di pellegrinaggio. Non servì a nulla. Il baldacchino vuoto che avete davanti è il monumento al crollo di un mondo: la sovranità Moghul non fu solo distrutta, fu messa in scena come tale, nello spazio stesso che era stato progettato per glorificarla.
Il fantasma delle pareti bianche
L'arenaria rossa che vediamo oggi è il risultato di una ferita, non di una scelta estetica. Gli architetti di Shah Jahan avevano rivestito ogni centimetro in chunam, un intonaco di calce che imitava il marmo con tale maestria da ingannare i visitatori europei dell'epoca. Quando gli inglesi trasformarono il Forte Rosso in una guarnigione militare nel 1857, raschiarono via tutto. Non sappiamo cosa nascondessero le pitture originali sul soffitto e sulle colonne: quello che vediamo oggi è solo lo scheletro dell'edificio.
Orfeo dietro il trono imperiale
Osservate da vicino i pannelli in pietra dura ai lati dell'alcova del trono. Tra i motivi floreali Moghul, spunta un personaggio che suona il liuto davanti a un cerchio di animali. È Orfeo, figura della mitologia greca, reso in pietre semipreziose proprio dietro il trono dell'«Ombra di Dio in Terra». La paternità dell'opera è attribuita a un certo Austin de Bordeaux, un gioielliere fiorentino, ma il nome appare per la prima volta in una guida coloniale del 1911: non esiste alcun documento Moghul che ne confermi l'esistenza.
Consigli per i visitatori
Attenzione alle truffe
Fuori dal Lahori Gate incontrerete molti individui che si spacciano per 'guide ufficiali'. Ignorateli. Le guide autorizzate dall'ASI hanno un tesserino con foto e si ingaggiano esclusivamente al bancone ufficiale all'interno del forte. Diffidate di chi vi propone scorciatoie o salta-fila: pagate solo ai botteghini ufficiali.
Regole per le foto
Potete scattare foto per uso personale senza costi aggiuntivi. Dimenticate i treppiedi, che richiedono permessi speciali quasi impossibili da ottenere, e scordatevi i droni: il forte è un'area militare ad alta sicurezza e le sanzioni sono severe. Non puntate l'obiettivo verso le guardie CISF o le postazioni di controllo.
Dove mangiare nei dintorni
All'interno non si mangia. Una volta usciti, a 20 minuti a piedi verso Jama Masjid, trovate Karim’s, istituzione dal 1913 per il mutton korma. Se cercate sapori di strada, Paranthe Wali Gali è una tappa classica per il pane fritto ripieno. Per un dessert, le jalebi calde di Old Famous Jalebi Wala sono un rito che vale l'attesa.
Il momento migliore
Il periodo ideale va da ottobre a marzo. Evitate come la peste i mesi di maggio e giugno, quando le temperature superano i 40°C e l'assenza di ombra nel cortile trasforma la visita in un calvario. Arrivate all'apertura (9:30) per godervi la luce migliore sulla pietra arenaria e una folla ancora gestibile.
Dettagli da non perdere
Il Diwan-i-Aam appare oggi come una struttura spoglia, ma immaginate che un tempo fosse rivestita di intonaco bianco lucido, simile all'alabastro. Non limitatevi a guardare il trono: cercate con un binocolo o uno zoom potente il pannello in pietra dura con Orfeo che suona la cetra. È una testimonianza rara di fusione culturale tra est e ovest, spesso ignorata dai più.
Itinerario consigliato
La Jama Masjid è a soli 10 minuti. È il complemento perfetto: dopo la grandiosità imperiale del forte, la quiete della moschea offre un contrasto necessario. Se avete ancora energie, il Rajghat si trova a breve distanza verso sud, per chiudere il giro con una nota di riflessione storica.
Dove mangiare
local_dining
Non partire senza assaggiare
Murg Mussallam — pollo intero cotto a fuoco lento con spezie Mughlai, un piatto reale dell'epoca del Forte RossoNihari — stufato di midollo osseo cotto a fuoco lento durante la notte, tradizionalmente consumato a colazione a Old DelhiSeekh Kebab — kebab di carne macinata cotti su carbone, profumati con zenzero e peperoncino verdeParanthe (Aloo, Paneer, Mooli) — focacce ripiene, meglio mangiate calde con yogurt e sottacetiJalebi — pretzel fritto a spirale imbevuto di sciroppo di zucchero, servito caldo con rabri (latte addensato)Dahi Bhalle — morbidi gnocchi di lenticchie nello yogurt, un'istituzione di Chandni ChowkBiryani — riso profumato a strati con carne marinata, ogni chicco infuso con zafferano e cardamomoLassi — bevanda a base di yogurt, dolce o salata, il perfetto accompagnamento rinfrescante per il cibo speziatoChole Bhature — curry di ceci con pane fritto, un alimento base per la colazione del nord dell'IndiaKulfi — cremoso gelato indiano aromatizzato al cardamomo, pistacchio o rosa
Cafe Delhi Heights
cafe
Cafe€€€star3.7(126)directions_walkInside Red Fort complex
Ordinare: Caffè e spuntini leggeri mentre ammiri la vista sui cortili interni del Forte Rosso: un comodo punto di ristoro durante la tua visita al Diwaan-e-Aam.
Situato direttamente all'interno del Forte Rosso, questa è la tua unica opzione verificata per un caffè seduto senza lasciare il monumento. È istituzionale ma batte i venditori ambulanti se hai bisogno di aria condizionata e di un posto a sedere adeguato.
checkVisita i venditori di street food fuori dal Forte Rosso al mattino presto (prima delle 11:00) quando le porzioni fresche di paratha e jalebi sono ancora calde: questo è il momento di massima freschezza.
checkPorta con te acqua in bottiglia; evita succhi freschi dai carretti di strada per prevenire disturbi di stomaco.
checkLa maggior parte dei locali di Old Delhi preferisce i contanti, sebbene l'UPI sia sempre più accettato: tieni pronte piccole banconote.
checkL'area di Chandni Chowk diventa estremamente affollata il venerdì dopo le preghiere in moschea; pianifica la tua visita di conseguenza.
checkIl Diwaan-e-Aam si esplora meglio al mattino presto; abbinalo a una colazione presso i venditori di street food nelle vicinanze, poi torna per pranzo dopo che la folla si è diradata.
Quartieri gastronomici:Chandni Chowk — the historic main bazaar, 1 km away, packed with century-old food stalls and street vendorsGali Kababiyan (near Jama Masjid) — 1.5 km away, the legendary lane of kebab and Mughlai specialistsParanthe Wali Gali — 1 km away, a narrow alley dedicated entirely to stuffed flatbread vendors since the 19th centuryJama Masjid surroundings — 1.5 km away, the heart of Old Delhi's Muslim food culture with biryani and nihari joints
Dati ristoranti forniti da Google
Domande frequenti
Vale la pena visitare il Diwan-i-Aam al Forte Rosso?
Certamente, a patto di sapere cosa guardare. Oggi la struttura appare nuda e austera, ben diversa dallo splendore dell'epoca Moghul, quando ogni colonna in arenaria rossa era rivestita di stucco di calce lucidato a specchio e il soffitto brillava di finiture in oro. Portate con voi un binocolo o un teleobiettivo: vi serviranno per scrutare il pannello in pietra dura dietro il trono, che raffigura il mito greco di Orfeo, realizzato probabilmente da un artigiano fiorentino alla corte di Shah Jahan. Senza questo contesto, rischia di sembrarvi solo un elegante colonnato vuoto.
Quanto tempo occorre per visitare il Diwan-i-Aam?
Calcolate 25–35 minuti per il solo Diwan-i-Aam e almeno un paio d'ore per l'intero complesso del Forte Rosso. Il padiglione premia chi sa osservare: raggiungete il margine occidentale del cortile per cogliere la prospettiva assiale voluta dagli architetti di Shah Jahan, dove nove archi lobati incorniciano il trono in marmo con una simmetria perfetta. Chi corre attraverso la sala in dieci minuti perde tutta la drammaticità spaziale del luogo.
Come si arriva al Diwan-i-Aam da Nuova Delhi?
La metropolitana è la scelta più rapida: scendete alla stazione Lal Quila (Linea Violetta), a soli 5–7 minuti a piedi dalla Porta Lahori. Anche la stazione di Chandni Chowk (Linea Gialla) è vicina, circa 12–15 minuti a piedi lungo il bazar principale. Se venite in auto-rickshaw da Connaught Place, aspettatevi una tariffa tra le 80 e le 120 rupie; pretendete sempre l'uso del tassametro o usate app come Ola o Uber per evitare sovrapprezzi turistici.
Qual è il momento migliore per visitare il Diwan-i-Aam?
Il periodo ideale è tra novembre e febbraio, preferibilmente nei giorni feriali tra le 9:30 e le 11:00. Il trono è rivolto a est, quindi la luce del mattino accende il marmo e gli intarsi in pietra dura. Evitate assolutamente maggio e giugno: le temperature superano i 40°C e il cortile, privo di ombra, diventa un forno. Durante il monsone, invece, l'arenaria bagnata vira dal rosso aranciato a un borgogna intenso, uno spettacolo visivo che compensa la pavimentazione scivolosa.
Si può visitare il Diwan-i-Aam gratuitamente?
No, l'ingresso è regolato dal biglietto cumulativo per il Forte Rosso (circa 550 rupie per gli stranieri, 35 per i cittadini indiani). Il Diwan-i-Aam è incluso nel percorso. Vi consiglio di acquistare il ticket online sul portale dell'ASI per evitare file che, nei weekend, possono superare i 45 minuti alla Porta Lahori.
Cosa non devo assolutamente perdere?
Non perdete il pannello in pietra dura con Orfeo dietro il trono: invisibile a occhio nudo, diventa straordinario con un buon zoom. Osservate anche il tetto curvo sopra il baldacchino del trono, un elemento architettonico di derivazione bengalese che corona il seggio più potente dell'impero. Infine, sostate sul gradino che segna il limite tra il cortile e il padiglione: quella sottile elevazione era la soglia che nessun suddito comune poteva oltrepassare.
Qual è la differenza tra Diwan-i-Aam e Diwan-i-Khas?
Il Diwan-i-Aam era la sala delle udienze pubbliche, aperta su tre lati, dove l'imperatore ascoltava le istanze dei sudditi, seguìto dal suo primo ministro che gestiva la burocrazia. Il Diwan-i-Khas, accessibile dal lato settentrionale, era invece uno spazio intimo, chiuso, riservato a nobili e ambasciatori. Attenzione: la celebre iscrizione "Se esiste un paradiso in terra, è questo" si riferisce al Diwan-i-Khas, non a questo padiglione. Un errore in cui cadono molte guide.
Qual è la storia del Diwan-i-Aam?
Costruito tra il 1639 e il 1648 da Shah Jahan, il padiglione è stato per due secoli il teatro del potere Moghul. Il momento più amaro fu il 27 gennaio 1858: i britannici, dopo aver preso il controllo, scelsero proprio questo luogo per processare Bahadur Shah Zafar, l'ultimo imperatore. L'ottantaduenne sovrano, invece di sedere sul trono, si ritrovò sul banco degli imputati: un'umiliazione calcolata che pose fine a 210 anni di sovranità Moghul.
Fonti13
Ricercata e scritta dal team editoriale di Audiala a partire da documenti storici, archivi architettonici e conoscenza del territorio. Ultima revisione: April 2026.
Archaeological Survey of India (ASI) — Organo di gestione ufficiale del Forte Rosso; fonte per orari di apertura, prezzi dei biglietti, stato di conservazione e politiche di gestione del sito
Wikipedia — Diwan-i-Am (Forte Rosso) — Date di costruzione, dettagli architettonici, rivestimento in intonaco chunam, attribuzione ad Austin de Bordeaux, stile del tetto del Bengala, funzione della pedana del wazir, dettagli del restauro di Curzon
Murray's Handbook for Travellers in India (1911) — Fonte originale per l'attribuzione ad Austin de Bordeaux come gioielliere fiorentino; citato anche per i lavori di restauro di Mennegatti sotto Lord Curzon
TripAdvisor — Recensioni del Diwan-i-Aam — Resoconti dei visitatori tra cui Madhulika L (pannello di Orfeo in pietra dura, raccomandazione per il binocolo, storia dell'intonaco di calce) e Brun066 (citazioni accademiche di Ebba Koch e Catherine B. Asher, danni della guarnigione britannica)
Ebba Koch — 'The Mughal Audience Hall' (2011) — Analisi accademica che confronta il programma architettonico di Shah Jahan con la Versailles di Luigi XIV come strumenti di autorità centralizzata
Catherine B. Asher — Architecture of Mughal India (1992) — Fonte accademica sulla tradizione Moghul del jharoka darshan e sulle cerimonie di udienza pubblica
William Dalrymple — The Last Mughal (2006) — Resoconto storico della ribellione del 1857 e del processo a Bahadur Shah Zafar al Diwan-i-Aam, incluso il dibattito sul ruolo di Zafar nella rivolta
François Bernier — Travels in the Mogul Empire (1670) — Resoconto primario di un testimone oculare della vita di corte Moghul, che distingue tra le funzioni e gli arredi del Diwan-i-Aam e del Diwan-i-Khas
Jean-Baptiste Tavernier — Travels in India (1676) — Descrizione della fonte primaria del Trono del Pavone (confermato nel Diwan-i-Khas, non nel Diwan-i-Aam) e dello splendore della corte Moghul
De Gruyter Brill Reference — Dettagli della proposta di restauro di Lord Curzon (1903–1909) incluso il restauro del mosaico e la commissione Mennegatti
Luoghi salvati e letti di recente: solo su questo dispositivo.
Crediti fotografici (12)
A pillared hall in Red Fort — IM3847 — CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:A_pillared_hall_in_Red_Fort.jpg
Arches of Diwan-i-Aaam — Sona Grover — CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Arches_of_Diwan-i-Aaam.jpg
BAITHAK AT RED FORT DELHI — Elex.sunil — CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:BAITHAK_AT_RED_FORT_DELHI.JPG
A pillared Mandapa in Red Fort — IM3847 — CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:A_pillared_Mandapa_in_Red_Fort.jpg
20191203 Diwan-i-Am - Red Fort - Delhi - 0458 6351 DxO — Jakub Hałun — CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:20191203_Diwan-i-Am_-_Red_Fort_-_Delhi_-_0458_6351_DxO.jpg
A view of inside the Red Fort — Sharma anshu — CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:A_view_of_inside_the_Red_Fort.JPG
Ant view — Krazyyabhishek19 — CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Ant_view.jpg
A huge hall in Red Fort Complex — IM3847 — CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:A_huge_hall_in_Red_Fort_Complex.jpg
Arches and Royal Platform with Marble Canopy - Diwan-i-Am - Red Fort - Delhi 2014-05-13 3230 — Biswarup Ganguly — CC BY 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Arches_and_Royal_Platform_with_Marble_Canopy_-_Diwan-i-Am_-_Red_Fort_-_Delhi_2014-05-13_3230.JPG
Arches and Royal Platform with Marble Canopy - Diwan-i-Am - Red Fort - Delhi 2014-05-13 3224-3229 Compress — Biswarup Ganguly — CC BY 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/) — Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Arches_and_Royal_Platform_with_Marble_Canopy_-_Diwan-i-Am_-_Red_Fort_-_Delhi_2014-05-13_3224-3229_Compress.JPG
Le foto potrebbero essere state ridimensionate o ritagliate.
I cookie strettamente necessari fanno funzionare la navigazione. I cookie di analisi (PostHog, Google Analytics) ci aiutano a capire quali pagine funzionano — solo dati aggregati, niente pubblicità, niente vendita. Puoi cambiare in qualsiasi momento dal piè di pagina.
Privacy
Preferenze cookie
Scegli ciò che preferisci. Modificabile in qualsiasi momento dal piè di pagina.
Strettamente necessari
Sempre attivi
Accesso, lingua, navigazione. Sempre attivi.
Analisi del prodotto
PostHog e Google Analytics, solo utilizzo aggregato. Ci aiuta a vedere quali pagine funzionano e quali no. Niente vendita, niente pubblicità.
Marketing
Disattivati oggi. Riservati nel caso in cui un giorno facessimo acquisizione a pagamento. Te lo richiederemo prima di attivarli.